venerdì, 06 giugno 2008

L'ultimo degli ultimi giorni. Domani.
Uno lo aspetta tutta la vita quel giorno, o almeno i suoi primi diciotto anni e qualcosa.
Uno se lo immagina anche magari, se lo sogna, non desidera altro: "libertà", pensa.
O almeno questo è quello che pensavo io.
Poi però, solitamente il giorno prima, realizza.
Cinque anni. Non sono pochi. Eppure ti sorprende scoprire con quanta facilità tu riesca a ricordarti di quel primo giorno. Non il primo dei primi. Magari anche quello, ma le cose erano diverse allora.
Quel primo giorno in cui, forse un po' eccitato, forse un po' spaventato, sei arrivato, ti sei guardato intorno e hai pensato "beh, sono un liceale.".
Oppure hai semplicemente pensato "Guarda che faccia quello, speriamo non sia in classe con me.", ovviamente per scoprire da li a pochi minuti che ci avresti passato insieme le mattinate dei tuoi prossimi anni.
Ma qualunque cosa tu abbia pensato, visto o sentito è tutto li, nella tua mente, vivo.
E ripensi a tutti quei volti,  ai giorni passati insieme in quelle stanze.
E a tutte le cazzate di cinque anni: i litigi, le scenate, i pianti, le risate; ripensi alla tua professoressa di latino del biennio, che sapeva farti venire la tachicardia solo sfogliando un libretto blu, con nomi e numeri scritti sopra, e al professore di italiano, tenente professore, che simulava fucilazioni contro gli alunni che partecipavano alle autogestioni.
Ripensi ai compiti, e ai bigliettini e a tutti i più svariati modi utilizzati per riuscire ad arrancare fino a un sei in matematica.
Ripensi ai conti alla rovescia che scrivevi sulle pagine del libro, per fingere di prendere appunti, e alla barriera di astucci, diari, quaderni e testi che edificavi sul banco per difenderti dallo sguardo indagatore dell'insegnante.
Ripensi a ogni primo giorno, l'unico in cui arrivavi puntuale, per appostarti davanti alla porta d'ingresso, pronto a scattare per guadagnarti l'ultima fila di banchi.
Ripensi persino ai professori, a tutte le loro stranezze che per cinque anni hai esasperatamente accentuato con matita o penna, a tutte le volte in cui ti saresti voluto scoprire capace di incenerirli con uno sguardo, e a tutte le volte in cui li hai invece ammirati.
E capisci che in fondo tutto questo ti mancherà.
Che sarà tutto diverso.
E che tu lo voglia o no, stai crescendo.


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